Un guerriero al comando

A metà degli anni ‘80, mentre a Napoli sta cominciando a spopolare Diego Maradona, a Schiavonea, splendido borgo calabrese affacciato sul mare, c’è un ragazzino che la sera, al ritorno delle barche in porto, aiuta i pescatori a scaricare le casse, ottenendo in cambio qualche pesce che lui subito corre a vendere: “Mi avvicinavo ai signori che giocavano a carte o che chiacchieravano al bar e proponevo la merce, ma alle mie condizioni: se a loro stavano bene i miei prezzi si concludeva l’affare, altrimenti nulla, mi riportavo il pesce a casa. A volte tra gli acquirenti c’era pure mio nonno. Lui era un osso duro perché giocava sempre al ribasso e così spesso andava a finire che gli davo il pesce quasi gratis”.

Il ragazzino si chiama Gennaro Ivan Gattuso, per tutti Rino, è nato il 9 gennaio 1978 a Corigliano Calabro, di cui Schiavonea è una frazione, e oltre al mare e alla pesca ha un’altra grande passione, il calcio.

L’amore per il pallone lo ha ereditato dal padre, Franco, centravanti in serie D prima di diventare falegname, e suo primo maestro di calcio. Spesso Franco dopo il lavoro raggiunge Rino sulla spiaggia, dove il ragazzo ha già giocato per ore, e si mettono a palleggiare insieme. Si divertono, scherzano e a volte il papà (che in fondo al cuore ha la speranza che Rino possa veramente diventare un calciatore) incoraggia il figlio dicendogli che ha i piedi “come Maradona”. Il ragazzo però ha un altro idolo, Salvatore Bagni, che come scriverà un po’ di anni dopo Rino nel libro “Se uno nasce quadrato non muore tondo”, “aveva un cuore grosso quanto un pallone, perché si caricava sul groppone la squadra, si assumeva le sue responsabilità”.

E anche se il ragazzino non ha i piedi del Pibe, evidentemente possiede già la voglia e la determinazione di Bagni, e a dodici anni lascia Corigliano per seguire il suo sogno.

Sostiene un provino con il Bologna, che però lo scarta, e subito dopo viene preso dal Perugia. Con gli umbri esordisce prima in serie B, a

diciassette anni, e poi in serie A, a diciotto anni e proprio contro il Bologna.

Ma Rino è sin da piccolo un impaziente, un impulsivo, e nel 1997, a 19 anni, “fugge” dal Perugia e va in Scozia, ai Rangers di Glasgow, dove nel giro di un anno grazie alle sue doti e al suo impegno diventa un idolo della tifoseria. Braveheart, come viene soprannominato per il suo spirito di sacrificio e per il suo agonismo, a Glasgow conosce Monica, che diventerà sua moglie e da cui avrà i due figli Gabriela e Francesco.

Dopo solo un anno Rino lascia i Rangers perché il nuovo allenatore Advocaat vuole spostarlo in difesa, e torna in Italia, alla Salernitana, di cui subito diventa un uomo chiave mettendosi in vetrina nonostante il campionato dei granata si concluda con la retrocessione in serie B.

A questo punto nella carriera di Gattuso c’è la svolta: Rino passa al Milan, per la gioia di papà Franco e di tutti i familiari, tifosissimi dei rossoneri.

Non si monta la testa, anzi nel tempo diviene leader e punto di riferimento proprio grazie alla sua umiltà e alla capacità di legare con i compagni.

Nonostante il suo atteggiamento apparentemente burbero (Gattuso ha addirittura doppiato una puntata dei Simpson prestando la propria voce al coach Krupt, un insegnante dai modi molto bruschi) Rino si mostra però molto sensibile alla solidarietà e ad offrire opportunità ai ragazzi meno fortunati.

Salvatore Bagni

Nel 2003 fonda in Calabria la ONLUS “Forza ragazzi” che, attraverso una scuola calcio completamente gratuita e l’organizzazione di numerose iniziative, si propone di accompagnare i giovani in percorsi di sport e integrazione sociale.

Tre anni dopo, assecondando anche l’altra sua grande passione, il mare e la pesca, Rino apre un’azienda ittica di depurazione e coltivazione dei molluschi, e lo fa in Calabria, sua terra d’origine di cui ha sempre orgogliosamente conservato le radici, con l’intento di creare nuova occupazione.

Nel frattempo Ringhio, come viene soprannominato per ovvi motivi, vince con il Milan praticamente tutto quello che c’è da vincere, e conquista anche la nazionale italiana (in cui esordisce nel 2000 a 22 anni), con cui parteciperà a tre mondiali laureandosi campione del mondo nel 2006.

L’anno successivo alla vittoria mondiale, ad Oshawa, una cittadina canadese di 140 mila abitanti, la comunità calabrese inaugura il “Gattuso Day”, che si festeggia ogni 25 di giugno, e Rino diviene con grande orgoglio cittadino onorario di Oshawa.

Nella carriera di Rino due episodi tra tanti aiutano a comprendere la forza di volontà, la concentrazione e la determinazione che lo hanno sempre accompagnato.

Nel dicembre 2008 si gioca Milan – Catania. Dopo dieci minuti, mettendo un piede in una buca, Gattuso si infortuna ma rientra rapidamente in campo con un ginocchio fasciato e gioca fino al 90° con la solita grinta, come se non fosse successo niente. Dopo la partita, però, si scopre che Rino in piena trance agonistica e sconfiggendo il dolore ha giocato con il legamento crociato lesionato !

Il secondo episodio si verifica verso la fine dell’esperienza rossonera di Gattuso: il 9 settembre 2011 il Milan è impegnato contro la Lazio, e Rino è costretto ad abbandonare il campo dopo uno scontro con un compagno di squadra, che aveva scambiato per un avversario a causa di quella che poi si scoprirà essere una miastenia oculare. Dopo qualche anno in un’intervista dirà “ero quasi a fine carriera, e durante Milan-Lazio per trenta minuti ho giocato con un occhio solo. Ad un certo punto al trentesimo minuto mi sono scontrato con un giocatore, pensavo fosse un avversario, invece era Nesta… Hanno scoperto che ho la miastenia. Ti porta alla diplopia perché non funzionano bene i muscoli degli occhi e gli occhi vanno per affari loro. Vedi tutti gli oggetti in quattro o cinque posizioni diverse. Ancora oggi i medici non riescono a capire come abbia fatto a giocare trentatré partite con un problema così”.

Rino rientrerà al termine di un anno di cure e dopo aver lasciato il Milan concluderà la sua carriera da calciatore al Sion, in Svizzera, dove avrà anche il suo primo incarico di mister, come allenatore/giocatore.

Le stagioni di Gattuso come allenatore non sono state fin qui tantissime, ma sicuramente Rino ha fatto la cosiddetta gavetta e ha avuto modo di maturare esperienze importanti, sia per il livello crescente delle squadre allenate che per le situazioni complicate che spesso ha dovuto gestire. Dal Sion, al Palermo del mangia-allenatori Zamparini, all’Ofi Creta, al disastrato Pisa, fino a tornare al Milan, prima come allenatore della Primavera e poi della prima squadra, conducendo i rossoneri sino al quinto posto in campionato e sfiorando la qualificazione Champions.

Ora l’avventura al Napoli, che si presenta impegnativa e ricca di difficoltà. Ma sicuramente un uomo come Rino, che ha sempre fatto della determinazione e dell’agonismo sia fisico che mentale il proprio credo, nello sport come nella vita, riuscirà a trovare un posto nel cuore dei tifosi napoletani, e magari proprio accanto al guerriero Salvatore Bagni, il suo idolo di gioventù.

 

Franco Marchionibus

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