Contropiede Azzurro

Vanja Milinkovic-Savic: “Siamo qui per vincere”

Per l’esclusivo format di interviste di DAZN è intervenuto Vanja Milinkovic-Savic, il “gigante serbo” che difende i pali del Napoli di Antonio Conte. Si racconta attraverso ricordi familiari e attraverso le tappe della sua carriera.

Sulla sua voglia di vincere, Milinkovic ha dichiarato: “Voglia di vincere qui? Certo, siamo tutti qua per vincere. Non gioco se non voglio vincere, qualsiasi cosa faccia nella vita io voglio vincere. Anche quando avrò dei figli, non lascerò mai vincere nemmeno loro. Io devo vincere, a tutti i costi”.

Sul ruolo da portiere:Nato per parare? No no, sono nato per metterla dentro. Ero un attaccante, un bomber che non vi immaginate. Col tiro che ho! Mi giravo e calciavo, non la passavo mai, ero un egoista, devo dirlo. Vedevo solo la porta, volevo essere io a fare gol. Quando poi ho visto quello che dovevano fare le punte nel calcio di oggi, tanti scatti, tante corse… allora meglio andare in porta, si correva di meno”.

Ti aspettavi la chiamata del Napoli? “Sì, perché puntavo ad arrivare a un certo livello. Non mi sono mai accontentato. Siamo qui per vincere, qualunque cosa faccia voglio vincere”.

Che ambiente hai trovato nello spogliatoio azzurro? “Fantastico. Ci sono leader veri, giocatori che danno tutto anche senza giocare. Tutti parlano e tutti ascoltano. È uno spogliatoio bellissimo”.

Gli allenamenti dei portieri: “Oggi il portiere lavora tantissimo sulla tattica e sul possesso. Io mi sono sempre divertito coi piedi, dribblavo gli attaccanti. Con le mani posso lanciare a 50 metri, coi piedi cerco sempre precisione e potenza. Mihajlovic ha intravisto in me un talento nel  battere le punizioni e mi diede il permesso di provarci in caso me la sentissi. Con Conte la vedo molto difficile (ride, ndr). Nell’uno contro uno c’è una battaglia mentale. E poi il rigore: lì ti senti un re. La pressione è tutta sull’attaccante, non su di me. Io non disturbo, credo nel fair play”.

Sul fratello che milita nell’Al Hilal: “Un po’ gli manca l’Italia, si vede perché torna spesso. Come dice lui, sono le abitudini: quando ti abitui all’Italia è difficile cambiare, sono pochi quelli a cui non piace l’Italia. Contro di me non ha mai segnato? E non lo farà mai! Ci ha provato, un paio di volte, ma già io ci metto sempre il 120 %. Contro di lui… è una cosa tra fratelli, è una sfida da quando siamo piccoli. In quelle occasioni, ci metto il 200 %, non lo farei mai segnare, impossibile: il giorno dopo non dormirei”.