Contropiede Azzurro

Vergara: “Sento la fiducia del mio club”

“Il Napoli non ha mai pensato di cedermi. Neanche per un istante. E questa è una cosa che mi ha riempito d’orgoglio. Sentire la fiducia del mio club, rinnovare per la squadra del mio cuore è un’emozione difficile da descrivere. E il nuovo contratto è la prova che davvero credono in me”.

Così Antonio Vergara in un’intervista esclusiva concessa a Il Mattino ha raccontato il suo percorso che poteva concludersi il giorno in cui si ruppe il crociato: “Ho tenuto duro; stavo per mollare tutto. Quando nel 2023 mi ruppi il crociato ricordo che chiamai mio padre e gli dissi: ‘È finita, preparami un posto nella concessionaria di auto a Caivano’. Per fortuna poi non ho mollato”.

La sua posizione – “Da cinque anni cambio continuamente posizione. Faccio l’esterno alto, il trequartista, la mezzala, il quinto di centrocampo. Dove mi dicono di mettermi, là mi metto”.

Quel gol ! – Ho sognato tante volte quella notte col Chelsea e quel goal, il mio primo in Champions. Solo che cambierei il finale. Perché la vittoria e il passaggio di turno del turno non sono arrivati e questo ha reso amara quella serata.

Conte? Un maniaco della vittoria, un allenatore con una mentalità unica. Anche se hai vinto 4-0 la sera prima, il giorno dopo lo vedi lì incazzato perché sta già pensando a come vincere la prossima partita.

Allegri?   Cerca di creare un legame personale e diretto con ognuno di noi. Scherza, ride, è ironico, fa battute. Appena mi ha visto mi ha detto che dobbiamo migliorare sulla pulizia tecnica. Mi ha impressionato, perché sapeva già tutto di me. Non parliamo di Scudetto, per scaramanzia e perché mi sembra un campionato più equilibrato dello scorso”.

Essere giovane – “Forse uno dei problemi del nostro calcio può essere anche questo: considerare uno di 23 anni un giovane. Spero che anche la mia storia abbia aiutato ad aprire gli occhi a tutti, è come una piccola guerra generazionale: la maturità calcistica non ha età perché la si può raggiungere anche a 18 anni. La gavetta non è sempre un bene: se a 18 anni un ragazzo è pronto, non ha senso fargli fare un percorso diverso e lungo”.