Versione riveduta e corretta (da una bambina) del termine “zandraglia”

Rispetto alla cruda realtà attuale, con la maggior parte dei nostri giovani che sono costretti a lasciare il natìo lido per lavorare, noi “antenati” abbiamo l’obbligo morale di rinforzare il legame con le proprie origini. Ognuno lo fa a modo suo e, fortunatamente, a noi napoletani la fantasia non manca.

Con i miei nipotini e i figli degli amici trapiantati al Nord, durante le vacanze spesso giochiamo a “BENVENUTI AL SUD”: un momento tutto nostro durante il quale impastiamo la pizza, costruiamo bandiere Azzurro Napoli e, tra le altre cose, raccontiamo le storie antiche.

Qualche giorno fa, sola con una di loro (soprannominata Duracell per la sua incapacità allo stancarsi), proposi di leggere un libro. Risposta: “No mi annoio, raccontiamo le storie che non stanno sui libri … ti ricordi quella delle mamme che volevano la carne per i loro figli”?

-Veramente no, tesoro, raccontamela tu!

– “Ma come non te la ricordi? Me l’hai raccontata tu quella volta che mettevamo i pezzettini di carne nel ragù!”

A quel punto capii che si riferiva alla storia dell’etimologia del termine “Zandraglia” nato dalla richiesta delle popolane napoletane de “les entrailles” (cioè le interiora degli animali) avanzata sotto le finestre delle cucine del Maschio Angioino durante la dominazione francese.

Nell’accezione comune definire una donna “zandraglia” è tutt’altro che un complimento ma, evidentemente, non per i bambini che hanno la capacità di andare al cuore delle questioni senza fermarsi alle apparenze; qualità che purtroppo perderanno crescendo …

Dopo una lunga contrattazione, conclusasi con una spiegazione razionale e soprattutto sincera:

– “Cucciolotta mia, io sto in vacanza! Il mio cervello si deve riposare altrimenti quando torno a scuola come faccio con i bimbi?”

E lei, bisognosa della conferma del primato nel mio cuore e al tempo stesso contenta di potersi sentire “adulta comprensiva”, mi risponde:

– “ va bene, quelli poi sono proprio piccoli e non capiscono tanto … allora te la racconto io così te la ricordi e gliela puoi raccontare pure a loro … però quando crescono che capiscono!”

inizia il racconto:

“Tanto tempo fa a Napoli comandavano i francesi che però non sapevano parlare napoletano. Loro erano ricchi e invece i napoletani erano più poveri e non sapevano come far mangiare i figli. Ma le mamme che sono sempre buone, erano furbe e per far mangiare i loro bimbi non se ne importavano che quelli li volevano comandare e dicevano ai cuochi “dateci un po’ di carne” e quelli non capivano. Con una santa pazienza allora le mamme glielo gridavano in francese “e zantraglie” allora i cuochi capivano e gli buttavano dalla finestra i pezzetti di carne e poi dicevano che le mamme erano “zandraglie” … ma loro che se ne importavano? Basta che mangiavano i loro bimbi!”

Versione adorabile che mi porta a scusarmi:

“Ah, Rousseau, Rousseau perdonami per tutte le volte che ho brontolato contro di te quando ti studiavo! Ho imparato ad apprezzare la saggezza del tuo pensiero solo vivendo!”

 

Marina Topa

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