Contropiede Azzurro

Vesuvio, lavali col fuoco: perchè il responsabile dell’ordine pubblico non ha sentito? Perchè l’arbitro non ha sentito?

I cori razzisti o semplicemente stupidi che hanno intonato al Pierluigi Penzo sono iniziati ancor prima che si fischiasse l’inizio di partita. Mentre la squadra arbitrale era in fila, echeggiavano già i soliti “lavali col fuoco”. Perché l’arbitro Mariani non ha sentito? Perchè nessun annuncio è stato fatto? Perché non si comincia a fare sul serio?

Il Giudice Sportivo – a posteriori – condannerà per razzismo e discriminazione territoriale quei quattro stolti con la solita ammenda di 10mila euro e ma nulla potrà per l’oltraggio delle spalle voltate durante il minuto di silenzio per commemorare Zamparini.

Ma perché non si chiede al responsabile dell’ordine pubblico e alla squadra arbitrale di intervenire? Perché non si vuole stroncare un’abitudine che corrode ogni forma di sportività in campo e fuori dal campo.

La Lega Serie A, che è in attesa di eleggere un Presidente, dovrà affrontare questo problema che non è di poco conto se contestualizzato nell’economia di un club. Sapere di poter andare allo stadio per tifare con i propri figli in un’atmosfera serena, significa incassare di più, rischiare di meno e pagare meno ammende.

Allo stadio Penzo, anche il presidente De Laurentiis ha sentito e così ha commentato:  “Li trovo insopportabili, quegli epiteti sono brutti, orribili. E ha avuto per me un valore ancora più bello aver visto il grande tifo del settore occupato dai nostri tifosi, con tanti ragazzi della Curva A che facendo sacrifici hanno voluto far sentire il loro sostegno, la loro vicinanza a questa squadra”.

Ma il regolamento che dice?  Il regolamento, messo a punto dalla Fgci, definisce innanzitutto quali sono i ‘comportamenti discriminatori’: “striscioni, scritte, simboli, cori, grida ed ogni altra manifestazione espressiva di discriminazione per motivi di razza, colore, religione, lingua, sesso, nazionalità, origine territoriale o etnica”.

La sospensione temporanea o definitiva di una partita viene ordinato dal responsabile dell’ordine pubblico (solitamente un funzionario della Questura) all’arbitro. E sempre il delegato decide se e quando la partita può riprendere. L’arbitro gestisce invece la fase della sospensione, decide cioè se lasciare i giocatori in campo o farli rientrare negli spogliatoi.

Se gli episodi si verificano prima della gara, si può disporne un avvio ritardato, se invece accadono durante la partita l’arbitro dispone l’interruzione temporanea e i calciatori si radunano al centro del campo e il pubblico viene informato.

Le norme prevedono anche la possibilità di sospendere definitivamente l’incontro o il non inizio. Questo accade quando l’interruzione temporanea e la sospensione si dovessero prolungare oltre i 45 minuti. Trascorso questo tempo l’arbitro dichiarerà chiusa la partita e riporterà quanto accaduto nel referto da inviare agli Organi di Giustizia Sportiva. La sospensione definitiva comporta la sconfitta a tavolino della società ritenuta responsabile. Vale infatti il criterio della ‘responsabilità oggettiva’.

In caso di sospensione temporanea sono invece previste multe, chiusure di un singolo settore dello stadio, obbligo di disputare partite a porte chiuse, squalifiche del campo fino ad arrivare – in casi estremi – all’esclusione dal campionato.