INCHIESTA BARI
A parte gli aspetti di carattere penale sui quali sarà mia cura relazionare in altra occasione, allo stato ci poniamo il problema delle eventuali conseguenze per il Napoli e Bari sul piano sportivo. Allo stato è prematuro esprimersi in maniera compiuta. Come avviene sempre per casi analoghi, la Procura Federale, guidata da Giuseppe Chinè chiederà gli atti alla magistratura ordinaria, quando gli stessi saranno disponibili. Ci sarà di conseguenza, l’apertura di un fascicolo.
Due le fattispecie previste dal Codice di giustizia sportiva: l’articolo 31 sulle violazioni in materia gestionale ed economica, la norma specifica per questo genere di infrazioni, che prevede penalizzazioni o retrocessioni soltanto nel caso in cui l’illecito incida direttamente sull’iscrizione al campionato (e non è il caso del Napoli), altrimenti solo sanzioni pecuniarie; l’articolo 4 sulla lealtà sportiva, una bizzarria giuridica che esiste solo in questo mondo, istituto totalmente discrezionale che si può applicare a tutto o a niente, ma tendenzialmente viene chiamato in causa solo nei casi più gravi.
Per farsi un’idea, è necessario guardare al passato, perché anche quest’indagine si scontrerà con le difficoltà delle precedenti: ovvero dare un valore oggettivo a ciò che è soggettivo per antonomasia, stabilire il prezzo giusto di mercato. Nel 2022 la prima inchiesta sulle plusvalenze si concluse in un nulla di fatto proprio perchè la Procura non riuscì ad ancorare i cartellini ad un valore oggettivo e quindi a dimostrare l’illecito. Su questo punto, il procuratore Rossi che conduce l’inchiesta a Bari ha introdotto un elemento inedito, utilizzando la plusvalenza ricavata dalla seconda cessione di Caprile come parametro di riferimento: si tratta di un dato indicativo, una buona base da cui partire, ma la strada per dimostrare l’illecito è ancora lunga.
A cura dell’avv. Claudio Russo, esperto di diritto sportivo




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