Dopo la falsa partenza, è Champions League
Per la prima volta nella storia della Champions League si è toccato il record negativo di 4 sconfitte su 4 gare disputate dalle squadre italiane in un unico turno. Bene invece i tre club nelle coppe minori che hanno mitigato le conseguenze sugli obiettivi dei club e sulla gara dei diritti tv. Un interessante articolo su Calcio e Finanza firmato da Luciano Mondellini spiega perchè vincere sia una necessità sportiva e soprattutto economica.
In totale considerando anche Europa e Conference League, il bilancio internazionale del calcio italiano di questo avvio di stagione dice che nelle 13 partite sin qui disputate dalle squadre di Serie A (otto in Champions, quattro in Europa League e una in Conference) i nostri club hanno racimolato 16 punti dei 39 punti posti in palio sinora.
Questa falsa partenza delle nostre società, soprattutto nella competizione più prestigiosa, non può passare sottotraccia anche per i suoi risvolti non solo in campo sportivo ma anche in quello economico da non sottovalutare.
Innanzitutto va notato come la squadra di Chivu nella Champions dell’anno passato avesse vinto le prime due partite (contro Ajax e Slavia Praga) e i sei punti erano valsi 4,2 milioni in termini di premi UEFA che invece ovviamente quest’anno sono fermi a zero.
Persino il Napoli che pure l’anno scorso disputò una pessima Champions League (giungendo 30esimo al termine della fase a girone) è partito ad handicap rispetto alla stagione passata. Nel 25/26 i partenopei allenati da Antonio Conte persero la prima partita a Manchester contro il City e vinsero la seconda al Maradona contro lo Sporting Lisbona. E in termini di premi UEFA la società azzurra aveva incassato a questo punto 2,1 milioni dal bonus risultati, mentre ora dopo le due sconfitte contro Arsenal e Villarreal è ferma a zero.
Tutti i risultati rappresentano quindi un biglietto da visita della Serie A a livello internazionale. E questo è un elemento importantissimo per la vendita dei diritti tv del nostro campionato sui mercati esteri.
Se il mercato dei diritti nazionali si basa soprattutto sulla fedeltà dei tifosi alle proprie squadre quello dei diritti internazionali cambia da Paese a Paese e soprattutto è composto da appassionati che si avvicinano di più a essere clienti e non tifosi. Pertanto in questa nicchia di mercato non solo la domanda internazionale varia a seconda delle nazioni o dei continenti, ma soprattutto è basata in larga parte su compratori che non hanno legami di affezione con questa o quella squadra e devono apprezzare la bontà del prodotto in quanto tale. Ne consegue che nulla come le performance delle nostre squadre in Champions League sono a livello internazionale il miglior biglietto da visita possibile per il nostro campionato.
il futuro commerciale della Serie A dipenderà inevitabilmente dalla capacità delle squadre italiane di rendere il campionato sempre più competitivo e riconoscibile al di fuori dei confini nazionali. E, da questo punto di vista, i risultati ottenuti in Champions League continueranno a rappresentare una delle vetrine più importanti per il nostro calcio. (Fonte Calcio e Finanza)




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