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De Bruyne ex campione? Suo padre lo difende

Herwig De Bruyne, il papà del campione, non ha gradito le critiche rivolte a Kevin  in questo Mondiale che – spera – sia ancor tutto da vivere e dopo la partita vissuta allo stadio contro il Senegal, ha colto l’occasione per parlare del figlio. Con lui – come riferisce il Corriere dello Sport – era presente Peppe Giacomazza, chiarissime origini italiane. È lo chef del ristorante stellato La Botte, di Genk. Kevin De Bruyne aveva appena quattordici anni quando lasciò la casa dei genitori a Drongen e si trasferì a Genk per vivere e giocare a calcio. Il 9 maggio 2009, quando De Bruyne aveva quasi diciotto anni, fece il suo debutto con la prima squadra del KRC contro il Charleroi. “Siamo amici da allora – racconta Peppe a “hbvl” -. Quando il Genk giocava alle 15, Herwig veniva sempre a cena da noi con la sua famiglia dopo la partita. Poi tornavano al Drongen. Un momento meraviglioso. Perché per me una buona amicizia è una vera ricchezza, sono una persona emotiva da questo punto di vista”. I due non si sono più persi di vista, lo chef ha sempre avuto un occhio di riguardo per Kevin e così, quando il Belgio ha passato il turno, insieme a suo padre ha preso un aereo e sono volati negli States per i sedicesimi. La partita di De Bruyne non è stata brillantissima, come quella di tutto il Belgio : “Beh, in linea di principio non dovremmo lamentarci. A quanto pare abbiamo giocato meno bene nelle prime due partite, ma guardate gli altri gironi? Anche paesi come Spagna e Inghilterra hanno dovuto faticare. Quella con il Senegal è stata una partita molto difficile, ma alla fine ce l’hanno fatta. Quando Lukaku ha segnato, ho ricominciato a crederci. Sul 2-2 non sapevo cosa dire, ho persino avuto le palpitazioni. Dovremmo essere contenti di essere passati al turno successivo, considerando quanti risultati sorprendenti ci sono già stati in questo torneo. Grandi nazioni eliminate o qualificate per un pelo. In passato – spiega De Bruyne senior – si poteva quasi prevedere in anticipo quali nazioni sarebbero arrivate ai quarti di finale di un Mondiale; quei tempi sono decisamente finiti”. In molti hanno criticato De Bruyne, tanti media lo hanno definito ex campione, suo padre replica così: “Ormai ci sono abituato dopo tutti questi anni e non me ne preoccupo più. È così che funziona nel calcio. Se Kevin gioca una buona partita una settimana, viene osannato. Se la volta successiva gioca male, improvvisamente è considerato troppo vecchio. Sono istantanee di momenti specifici; non me ne preoccupo e metto quei commenti nella giusta prospettiva. Kevin non è solo in campo, ognuno deve fare la sua parte“.  Peppe, lo chef, concorda pienamente con la spiegazione del suo amico Herwig: “Quando ho letto tutto quello che riguarda Kevin e la sua età, ho subito pensato ai Mondiali del 2006. Anche allora le prime tre partite della nazionale italiana furono piuttosto deludenti. I veterani Totti e Del Piero furono completamente surclassati. Ma alla fine furono proprio loro a portare gli Azzurri alla vittoria del titolo mondiale. Non bisogna mai dare per spacciati i giocatori di alto livello troppo in fretta“.

Il futuro?

È difficile prevedere per quanto tempo ancora Kevin De Bruyne indosserà la maglia dei Red Devils, persino per suo padre Herwig: “Solo lui – ha spiegato a “hbvl” – può prendere questa decisione. Dipenderà innanzitutto dal suo fisico e da come reagirà nei prossimi anni. Dopotutto, Kevin ha subito due gravi infortuni a 35 anni. Ora si è completamente ripreso, ma si vede che il suo corpo ha risentito di diciotto anni di calcio professionistico. Kevin gioca anche in una posizione in cui non ci si può nascondere. Alcune zone del campo sono meno impegnative, ma come trequartista si è costantemente in movimento. Non penso proprio sia un problema di motivazione. Finché Kevin potrà, continuerà. Non è nel suo carattere arrendersi. Quindi, se potrà continuare a dare un contributo importante, rimarrà un Diavolo Rosso. Ma se sentirà che non è più così, allora non prolungherà la sua carriera internazionale e deciderà autonomamente che è ora di smettere. Vedo già che considera importante dare consigli ai giovani giocatori e prepararli per quello che verrà, questo è lodevole da parte sua. Mi dispiacerebbe se smettesse di essere un Diavolo Rosso? In realtà non mi interessa. Vedrò cosa deciderà Kevin. Di certo non lo forzerò, è una sua scelta“. Intanto, dopo il Mondiale, lo aspettano Allegri e il Napoli. Il resto si vedrà. (Fonte, Corriere dello Sport)

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