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Per chiudere con un applauso al condottiero

Così è. Antonio Conte saluta e all’orizzonte c’è Maurizio Sarri. “Io speriamo che me la cavo” scriverebbe Lina Wertmüller in un misto di rassegnazione, ironia e speranza. Ci facciamo male da soli e le conseguenze le riconosciamo sempre troppo tardi.

Domenica allo stadio Maradona, ultimo atto di un campionato folle e vincente. Vincente, certo, perché concluderlo al secondo posto, dopo aver giocato tante partite con 11 uomini con la panchina vuota, significa aver raggiunto un primato. Il Napoli accede alla Champions per la nona volta tra le grandi d’Europa potendo così contare su un tesoretto indispensabile per partire con una squadra competitiva. Tra l’altro, Antonio Conte lascia al Napoli proprio la cultura della competitività se non del successo e con una squadra che potrà contare sull’esperienza di un fuoriclasse come De Bruyne e su Mc Tominay votato quale uno dei 5 migliori centrocampisti di Serie A insieme con Çalhanoğlu, Nico Paz, Zielinski e Barella. Poi c’è la gioventù antica come Hojlund e recente come Alisson, Giovane, Vergara. C’è da riscoprire Neres e magari valorizzare  qualche rientro eccellente come Marianucci o Marin. C’è tanta, tanta qualità che chi succederà a Conte potrà far valere in termini di vittorie.

Ora è il momento di puntare i riflettori sull’ultima partita del campionato che deve suggellare anche il secondo posto, quasi sicuro. Tante le possibili combinazioni ma forse l’unica più temibile è la sconfitta del Napoli e la vittoria del Milan. E allora si farebbero i conti. Con la vittoria per 3-0 sul Pisa, il Napoli è a+3 differenza gol generali sul Milan, quindi…..

Quindi in 55mila a tifare per concludere con una standing ovation, o meglio con un applauso di gratitudine per un condottiero che non ha consentito che la barca affondasse. Meditate gente, meditate.

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